Pierluigi Dadrim Peruffo

Svolgo la professione di counselor filosofico. Aiuto le persone a conoscersi e vivere liberamente divulgando il sapere e le pratiche della filosofia mistica. Pubblico tre rubriche settimanali sui miei canali social, tengo incontri personali di counseling filosofico e conferenze. Nel 2018, ho pubblicato il libro: "Il virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne." Per incontri di counseling filosofico individuali o di coppia (in studio oppure online), conferenze, incontri nelle scuole con classi, team insegnanti e studenti, o per qualsiasi altra informazione potete contattarmi via mail all'indirizzo: dadrimblog@gmail.com Per biografia e CV visita il mio sito: www.dadrim.org


Pierluigi Dadrim Peruffo

Un caro ringraziamento a tutti gli amici che hanno partecipato alla bella condivisione di ieri sera a Polegge.

Vi abbraccio con affetto e ci auguro che «l’amor che move il sole e l’altre stelle» possa guidare sempre le nostre vite.

Pier

2 days ago | [YT] | 104

Pierluigi Dadrim Peruffo

Una persona che segue le mie pubblicazioni mi ha scritto dicendo, in sostanza:
«Capisco il valore della pratica interiore, ma ho l’impressione che, mentre il mondo brucia, si rischi di usare la spiritualità come fuga. La storia è cambiata grazie all’indignazione e alla rabbia di chi ha reagito alle ingiustizie. Senza quella forza, molte cose non sarebbero mai cambiate.»

Ora, la rabbia, è vero, muove energia, accende, spinge, rompe l’inerzia. La storia umana è piena di momenti in cui un’indignazione collettiva ha dato inizio a trasformazioni importanti. Il punto, però, non è se la rabbia muova o meno all’azione, quanto piuttosto quale qualità di azione generi. La rabbia tende a polarizzare, a creare un nemico perpetuo e irrimediabile, spesso anche là dove non c’è, e a irrigidire lo sguardo; produce un movimento rapido, spesso cieco. Per questo molte rivoluzioni nate dalla rabbia finiscono per riprodurre le stesse dinamiche che volevano combattere.
La pratica interiore non significa stare sul divano a guardarsi l'ombelico mentre il mondo brucia. Alcuni lo fanno, certo, ma si ingannano. Quando è autentica, è l’esatto contrario: è un lavoro esigente, perché costringe a vedere il conflitto, la paura e il bisogno di un nemico dentro di sé. Ed è proprio lì che cambia la qualità dell’azione, non nella sua assenza, ma nella sua lucidità. Krishnamurti ricordava sempre che non può esistere una trasformazione della società senza una trasformazione della coscienza, poiché la società non è altro che la proiezione delle nostre relazioni interiori.
Non è quindi esatto mettere in opposizione interiorità e azione. La domanda più profonda non è “rabbia o meditazione?”, ma: da quale stato di coscienza nascono le mie azioni, le mie parole, le mie intenzioni? Si può meditare per fuggire, certamente, così come si può lottare mossi dalla rabbia e cercare soltanto uno sfogo o un’identità rigida. A fare la differenza è sempre la qualità interiore. La rabbia dà un’impressione immediata di forza, mentre la chiarezza interiore richiede un coraggio più silenzioso. La rabbia è rapida e spettacolare, soddisfa l'impulso; la consapevolezza è lenta e poco visibile, eppure è quella che dura nel tempo e impedisce al confronto di trasformarsi nell’ennesimo ciclo di violenza.
Pensa a due pugili: uno combatte mosso dalla rabbia, perde lucidità, si espone, spreca energia. L'altro agisce da uno stato di presenza, tecnica e potenza centrata. Uno morde l'orecchio, l'altro vince l'incontro.

#Consapevolezza
#CrescitaInteriore
#PsicologiaUmana
#RisveglioDellaCoscienza
#riflessioniprofonde

3 days ago | [YT] | 77

Pierluigi Dadrim Peruffo

Ultimo avviso prima dell'incontro di domani sera.

(Premere l'immagine per visualizzarla integralmente)

📥 Per una migliore organizzazione, vi chiedo gentilmente di comunicare la vostra partecipazione e il numero dei presenti all’indirizzo e-mail dadrimblog@gmail.com 📥

4 days ago | [YT] | 23

Pierluigi Dadrim Peruffo

Si parla moltissimo dei files Epstein, si evocano nomi, reti di potere, abusi indicibili, complicità oscure, si commenta, si rilancia, si analizza, si insinua, e poi non accade nulla, nessun arresto, nessun processo significativo, nessuna svolta capace di restituire un autentico senso di giustizia. Almeno sino ad ora, ma per chi è informato sa che questa vicenda non nasce oggi e non ha visto ancora alcuna forma di giustizia. Epstein è morto suicida in carcere, e sono più i dubbi che ha lasciato delle certezze. La sua compagna Ghislaine Maxwell è in galera molto silente e pare molto lasciata al silenzio. Chi ha denunciato è spesso misteriosamente morto. Per ora vedo unicamente figure di primo piano dimettersi o sparire dalla scena.
Dobbiamo pertanto comprendere bene una cosa per evitare di divenirne vittime, di divenire tutti ulteriori potenziali vittime di questi schifosi individui e del loro sistema. Infatti, quando l’orrore viene esposto senza conseguenze accade qualcosa di sottile nella psiche collettiva: all’inizio emerge l’indignazione, poi la rabbia, poi la frustrazione, infine l’assuefazione, perché la mente non può restare a lungo in uno stato di allarme senza uno sbocco reale e, quando non può agire, si anestetizza: così l’orrore smette di scandalizzare e diventa rumore di fondo. Questo è il vero rischio, la normalizzazione. E se ci pensiamo bene tutto ciò sta andando avanti dal 2020: emergenze continue, orrori di ogni genere, impunità assoluta!
Non serve immaginare grandi regie segrete per comprendere il meccanismo, poiché un sistema mediatico che amplifica continuamente il marcio senza generare trasformazione concreta produce saturazione emotiva. È come tenere il motore al massimo dei giri con la marcia in folle: si fa rumore, si consuma energia, non si avanza di un metro; a lungo andare si diventa stanchi, cinici, disillusi, e una società disillusa è più facilmente condizionabile di una società vigile. A stare sempre in folle, alla fine si rischia di divenire folli.
Essere informati è necessario, farci sguazzare nel torbido è distruttivo; indignarsi è sano, incattivirsi è patologico. Quando ci si nutre quotidianamente di schifezze, rabbia e impotenza qualcosa dentro si contamina, perché la coscienza si abbassa non per il fatto che il male venga mostrato, ma perché lo si consuma come spettacolo, e allora l’attenzione si frammenta, l’energia si disperde, la fiducia nella possibilità di giustizia si erode, fino al punto in cui qualsiasi escalation, anche militare (vi ricorda qualcosa?), può essere accettata con rassegnazione o persino con partecipazione, giacché a un certo punto la violenza viene percepita come una sorta di esorcismo collettivo rispetto a tutti i mostri introiettati.
Ne consegue che coltivare pace e amore nel qui e ora non è evasione spirituale, è disciplina interiore, è scelta consapevole di non lasciarsi colonizzare dall’oscurità che si osserva e che ci viene riversata addosso a piene mani. La pace autentica non è passività, è lucidità non reattiva, è la capacità di vedere l’orrore senza diventare interiormente orribili.
La vera domanda non è se parlarne o meno, la vera domanda è con quale stato di coscienza ne parliamo: se lo facciamo per alimentare indignazione sterile contribuiamo al male, se lo facciamo per cercare verità senza odio rafforziamo la vigilanza collettiva.
Il potere può usare la paura, può usare lo scandalo, può usare la distrazione, ma non può usare una coscienza presente. Informiamoci, restiamo lucidi, non perdiamo il centro, perché la qualità del nostro stato interiore è l’unica vera rivoluzione possibile.

#EpsteinFiles
#CoscienzaCollettiva
#Risveglio
#PsicologiaSociale
#VeritàEConsapevolezza

4 days ago | [YT] | 278

Pierluigi Dadrim Peruffo

Una cosa che raramente ci viene detta, e ancora meno ci diciamo, è che non si teme soltanto il fallimento. Molto spesso si teme ancora di più il successo, non quello misurato dal consenso, dall’immagine o dal riconoscimento sociale, ma quello ben più reale, intimo e profondo, che consiste nel manifestare ciò che si è davvero, senza più nascondersi dietro il bisogno di approvazione o finire prigionieri delle nostre stesse paure. Questo tipo di successo implica la disponibilità a essere visti per ciò che si è, che si sogna e che si ama, accettando che non tutti comprenderanno, che qualcuno giudicherà, che altri si allontaneranno. Esporre il proprio amore al biasimo del mondo è un atto di coraggio che non molti si concedono. L’idea di essere accettati e di piacere agli altri ci viene inculcata sin dai primi anni di vita, tuttavia è in realtà una forma sottile di controllo interno che la società ci innesta, perché costringe a negoziare continuamente la propria verità con le menzogne.
E così scegliamo spesso di non metterci veramente alla prova, perché in questo modo il giudizio degli altri sembra pesare meno. Interiormente ci diciamo: “Se non abbiamo mostrato nulla di autentico, di intimo in cui crediamo e che possa essere toccato o criticato, che giudichino pure”. Tuttavia quel nulla che ci protegge dal giudizio diventa anche il nulla che offriamo a noi stessi, ai nostri desideri più profondi, alle possibilità che attendono di essere vissute. In quella rinuncia silenziosa si consuma una mortificazione che spesso viene scambiata per prudenza o maturità, mentre in realtà nasce dal tentativo di non sentire la paura che genera l’esporsi, l'essere soli di fronte all'idea di essere esposti ad una massa giudicante. Così nasce il nichilismo e il cinismo!
Se si osserva con attenzione tutto ciò, diventa chiaro che chi rifiuta di confrontarsi con la paura generata dall’idea di fallire, di essere giudicato o di attraversare l’incertezza, difficilmente potrà raggiungere qualcosa che nasca davvero dal suo cuore, dalla sua natura più limpida e onesta. La vita finisce allora per essere guidata dall’esterno, dalle aspettative, dalle istruzioni, dalle strade già tracciate. Si agisce per delega, affinché ogni errore possa essere attribuito a qualcun altro, in uno scaricabarile senza fine. In questa prospettiva l’unico vero fallimento non è cadere ed essere giudicati, ma non provare, non esporsi, non accettare la possibilità di sbagliare e di ricominciare, anche cento o mille volte.
Restare nell’ombra e dipendere dallo sguardo altrui appare sicuro, perché la riduzione di sé evita il conflitto e protegge dall’esposizione. Questa sicurezza però assomiglia spesso a un luogo immobile, dove nulla può ferire proprio perché non cresce più nulla. Quando una persona si restringe per adattarsi alle aspettative degli altri, qualcosa dentro di lei smette lentamente di vivere, di muoversi, di fiorire. La vita continua, ma perde intensità, diventa abitudine, ripetizione, sopravvivenza invece che espressione e gioia.
Quando si sceglie il coraggio accade un movimento diametralmente opposto. Non si diventa necessariamente più importanti o più visibili, ma più veri, e questo è il vero successo per l’anima. Una parte della propria verità trova spazio e prende forma nelle azioni quotidiane, nelle parole, nelle decisioni, nelle più piccole cose di ogni giorno. Dobbiamo però ben comprendere che il coraggio non elimina la paura, ma semplicemente impedisce che sia questa a determinare la direzione delle nostre esistenze. Attendere di agire solo quando non ci saranno più dubbi o timori significa rimandare indefinitamente la propria vita.
State attenti alla trappola del voler trovare un modo per eliminare la paura prima di agire, prima di vivere. La paura è un ponte da attraversare, non da fare saltare. Tuttavia, come possiamo attraversare questo ponte traballante sul vuoto? Iniziando a mettere giorno dopo giorno sempre più fede ed energia nell’amore, non come attaccamento, o ricerca di qualcosa, ma come qualità di presenza e di attenzione totale in tutto ciò che si vive.

Buona serata mie cari amici e compagni di viaggio!
Pier

#Consapevolezza
#CoraggioDiEssere
#Presenza
#CrescitaInteriore

1 week ago | [YT] | 112

Pierluigi Dadrim Peruffo

ACCETTARE LA VITA NON È RASSEGNAZIONE!
Accettazione e rassegnazione vengono spesso confuse, ma nascono da movimenti interiori opposti. Domani esploreremo cosa significa davvero accettare ciò che accade, senza cadere nella passività o nella rinuncia.
L’accettazione non è arrendersi, ma vedere la realtà con lucidità, senza deformarla attraverso paura, resistenza o desiderio di controllo. Da questa chiarezza nasce una quiete vigile che rende possibile un’azione più consapevole e intelligente.
La rassegnazione, invece, è una chiusura interiore, una perdita di energia e di contatto con la vita, che porta a smettere di guardare e di partecipare realmente all’esperienza.
Comprendere questa differenza significa recuperare presenza, libertà interiore e una relazione più autentica con ciò che siamo e con ciò che viviamo ogni giorno.

📺 Domani mattina pubblicherò un lungo video completamente dedicato a questo argomento.

#accettazione
#crescitaPersonale
#consapevolezza
#spiritualità
#filosofia

1 week ago (edited) | [YT] | 279

Pierluigi Dadrim Peruffo

Questa sera un incontro che spero non vi perdiate!

https://youtu.be/igVRxZncZPY?si=pmf-h...

2 weeks ago | [YT] | 12

Pierluigi Dadrim Peruffo

Un amico mi ha scritto un commento molto onesto, che riassume un dubbio diffuso: se la situazione economica è davvero così grave, come mai si vedono ancora ristoranti pieni e città affollate, soprattutto nei luoghi turistici? È una domanda legittima, che merita una risposta altrettanto onesta.
Il problema, a mio avviso, è che ristoranti pieni e città affollate non sono un indicatore attendibile del benessere. Conviene guardare i dati, pur sapendo che non sono un verbo rivelato, e soprattutto ascoltare le persone in uno spazio più intimo.
Ciò che si vede in giro racconta soprattutto una forte polarizzazione: chi può ancora permettersi di esserci e chi, invece, è costretto a sparire quasi completamente dallo spazio pubblico. Non va poi sottovalutato che alcune persone, proprio per disperazione, utilizzano i pochissimi soldi rimasti per una cena fuori o un momento di svago, nel tentativo di anestetizzare la fatica e mantenere un’immagine di normalità, mentre a casa il riscaldamento è spento o le rinunce si accumulano. È un meccanismo di compensazione noto e sempre più diffuso.
Lo stesso vale per le auto nuove: sembrano un segnale di benessere, ma i dati mostrano un indebitamento crescente, tra prestiti, mutui e rateizzazioni. È una dinamica di progressiva americanizzazione della nostra cultura, molto distante da ciò che, fino a non molti anni fa, sarebbe stato considerato normale o persino sensato.
La fatica reale è silenziosa. Non si vede passeggiando il sabato sera, ma emerge con chiarezza nei numeri, nelle rinunce quotidiane e nelle vite che progressivamente si restringono.
Nei quartieri poveri, e nelle città all’alba o nella notte, quando le persone che vivono ai margini diventano più visibili perché il consumo si ferma e la maschera collettiva si abbassa, il quadro è ancora più netto. Lì il disagio non è una percezione soggettiva, ma una presenza concreta, talvolta inquietante, che di giorno viene semplicemente nascosta o rimossa. Le nostre città, soprattutto quelle più piccole e un tempo considerate benestanti, mostrano forse più di altre il cambiamento doloroso in atto.

#CrisiReale
#ImpoverimentoSilenzioso
#PolarizzazioneSociale
#PovertàNascosta
#DatiControNarrazione

3 weeks ago | [YT] | 232

Pierluigi Dadrim Peruffo

Un articolo del giornale della mia città titola così:
“La corsa dei vicentini ai Compro Oro. Anelli e persino denti, vendono tutto.”
Il titolo sembra trasmettere un messaggio chiaro: crisi, paura, disperazione.
Poi però arriva il sottotitolo, quello che normalizza tutto, che dovrebbe rassicurarti, tranquillizzarti, quasi cullarti nell’idea che vada tutto bene, che la gente sia serena, spensierata, leggera. Che pensi ai viaggi, mica a pagarsi una visita specialistica perché l’ospedale ti dà appuntamento tra sei mesi. Mica a sistemare l’auto vecchia o la caldaia che non funziona. No, secondo questa narrazione i vicentini vendono persino i denti del nonno per andare in vacanza. E vale la pena ricordare che Vicenza è stata a lungo una delle città più ricche d’Italia.
Ecco il sottotitolo:
“Il valore alle stelle del metallo spinge ad aprire portagioie e casseforti. Meglio i soldi per viaggiare che un anello fermo.”
A questo punto viene spontaneo chiedersi con chi parlino certi giornalisti. Io parlo ogni giorno con le persone, le ascolto davvero, ascolto le loro storie, anche quelle più intime. Le persone si confidano, e posso dirlo senza esitazioni: le cose vanno male. Molto male. Altro che viaggi.
Il sistema mediatico sta compiendo un’operazione di rimozione senza precedenti del disastro economico in corso, un disastro epocale raccontato come se fosse una scelta di leggerezza, quasi un capriccio consumistico. Questa è una delle forme più subdole di violenza simbolica: trasformare la necessità in virtù, la fatica in folklore, la sopravvivenza in frivolezza.
Non sentitevi soli se siete in difficoltà, perché questa è la cosa più vile che fa questo sistema. Isola, mortifica, colpevolizza. Scarica tutto il peso sulle spalle del padre o della madre che non riescono ad arrivare a fine mese, sul singolo che non riesce a costruirsi un futuro, sulla persona che vive nella paura e nel disgusto per la delinquenza e il degrado che crescono ogni giorno tutt’intorno.
Lo ripeto con chiarezza, senza giri di parole: non siete soli. Dirlo a voce alta è già un atto di verità. Usciamo insieme da questa cappa di ipocrisia e falsità, da questo racconto tossico in cui sembra che siamo tutti al luna park, mentre sotto la superficie c’è un Paese che fatica, che stringe i denti, che vende ciò che può non per viaggiare, ma per resistere.

#CrisiReale
#ItaliaReale
#PovertàNascosta
#NarrazioneTossica
#NonSieteSoli

3 weeks ago | [YT] | 181

Pierluigi Dadrim Peruffo

Ci sono assenze che ci abitano più di qualsiasi presenza. Quando qualcuno che abbiamo amato ci lascia, non svanisce mai ma semplicemente si sposta nella memoria, nel corpo, nell'anima, in quei momenti imprevedibili in cui tutto sembra normale e, all’improvviso, qualcosa stringe il petto e toglie il fiato senza chiedere permesso. È una forma di presenza sottile, quasi invisibile, che ti accompagna mentre tutto sembra andare avanti, tranne il tuo cuore che senti camminare all'indietro cercando di ritrovare quel tempo, quel profumo, quelle strade, quelle risa e quei cieli pieni di stelle.
La mancanza nasce perché abbiamo amato, perché ci siamo esposti, perché abbiamo permesso a qualcuno o a qualcosa di entrare così in profondità da divenire parte di noi stessi. E questo, anche se fa male, non è un errore. È il segno che non siamo rimasti in superficie, che abbiamo vissuto davvero, che abbiamo incontrato la vita là dove dal due si genera l'uno, e questo si chiama amore. Chi non ha conosciuto la mancanza, non ha mai incontrato la presenza, quella vera, quella che ti fa perdere ogni senso di separazione e di paura, perché ti dona il coraggio di attraversare anche la morte.

Un abbraccio e buona serata a tutti,
Pier

#consapevolezza #presenza #amore #mancanza #coscienza

4 weeks ago | [YT] | 244